Intervista al prof. Franco Manni
Che ne pensa il prof. Franco Manni della scuola di oggi?
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Che ne pensa il prof. Franco Manni della scuola di oggi?
Il confronto tra sistemi educativi di paesi lontani tra loro non equivale certamente a una dimostrazione indiscutibile; eppure può fornire qualche utile elemento di riflessione
Riportiamo qui il testo di un intervento di Chistophe Duval, rappresentante del “Manifeste pour la reconquete d’une école qui instruise” che in Francia raccoglie migliaia di adesioni
Anche all’estero non mancano i dibattiti sulla scuola, non di rado centrati proprio sulle idee pedagogiche, anziché sulle sole ragioni di economia dell’istruzione
La cultura dei “nuovisti” apre spesso altre finestre sulla realtà: ma fuori non c’è nulla
Chi, in nome di una didattica ad ogni costo innovativa, difende la superiorità delle immagini (e in genere dei tanti strumenti multimediali) sulla parola scritta, trascura il fatto che il registro iconico presuppone – e non può sostituire – quello verbale, se non al prezzo di una drastica deconcettualizzazione e del conseguente crollo della capacità critica che la parola scritta porta con sé.
Cosa resta da fare quando ci si trova a far parte di un sistema corrotto?
La filosofa tedesca colse la tendenza della pedagogia a sganciarsi dalle discipline d’insegnamento
La voglia di stravolgere la scuola e la sua storia, frutto di lunghe esperienze passate, non sembra essere il risultato di un ragionamento
Nella scuola tendiamo ad introiettare le novità in modo acritico, spesso senza nemmeno indagare quali effetti esse abbiano prodotto nei paesi in cui sono state introdotte prima
Non si tratta certo di accettare l’inaccettabile; ma è davvero possibile modificare in modo significativo le manifestazioni della sfera affettiva delle persone attraverso l’intelletto?
Il sistema scolastico svedese ha già cercato di sostituire la conoscenza con l’istruzione, intesa come educazione dei bambini. A causa di questo cambiamento, in cui è stata sottovalutata l’importanza della conoscenza, i risultati della Svezia nelle competenze di base, come la lettura, si sono molto deteriorati.
Si può certo apprendere con divertimento, con piacere (il piacere della scoperta riguarda anche gli scienziati); ma bisogna anche acquisire la capacità di lavorare (l’apprendimento è il mestiere dello studente) quando l’attività sia meno o per nulla divertente
Qual è la lezione della storia circa gli effetti benefici del sapere disinteressato sulle altre attività umane?
Solo l’ignoranza su un dibattito millenario può generare una simile banalizzazione
La disciplina e il rispetto non si impongono con la furia, che invece risponde spesso a un bisogno nascosto di chi sta in cattedra.
L’atto di correggere è vissuto da troppe persone come una violenza sugli allievi. Con quali risultati?
Al “maestro” competono grandi responsabilità che gli è possibile assumere solo se non ci sono equivoci sul suo ruolo, che lo distingue dagli altri
Mantenere una prospettiva storica su ciò che definiamo “patrimonio culturale” presenta grandi vantaggi che non sarebbe giusto liquidare solo in nome di ciò che accade in altri paesi
L’apparire comprensivi o generosi può essere una strategia per evitare uno scontro nel quale l’insegnante teme di soccombere.
Anche se conosciamo la risposta da millenni può valer la pena sapere che le conferme sono arrivate anche dalla psicologia contemporanea
Il dibattito sui rapporti tra educazione ed istruzione in epoca illuminista è ricco di insegnamenti ancor validi
Noi del Gessetto siamo aperti al nuovo? Dipende
Ecco cosa succede quando la promozione è totalmente slegata dall’apprendimento!
Da troppi decenni troppe persone amano discutere di troppe cose di scuola senza avere nessuna vocazione a chiarirle davvero
L’insegnante filosofo di Cheronea (46-125 d.C.) aveva le idee piuttosto chiare circa l’ascolto come qualcosa di attivo, vitale per la formazione del sé, oltre che preparatorio ad ogni sua espressione
Lo storico della scienza ci ha messo in guardia con almeno venti anni di anticipo rispetto ad una possibile ubriacatura acritica verso la tecnologia digitale: esserne utenti è banale, e lo si apprende ovunque; altra cosa sarebbe padroneggiarla davvero…